Il viaggio riparte
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Josè Saramago.
Abbiamo deciso di rimetterci in viaggio, perché è oggi più che mai necessario. Per la nostra Emilia-Romagna, per ciò che sta accadendo, per noi.
La terra che si chiama come una strada, vocata per sua natura ad essere terra di passaggio, di scambi, di reciproca tolleranza ed utilità, è stata invasa in questi anni dalla globalizzazione, ed ha intuito che l’unico modo di sopravvivere alla tempesta era farsi gonfiare le proprie vele da quel vento. E c’è riuscita. L’economia emiliano romagnola è cresciuta ed ha saputo conquistare spazi fuori dai confini nazionali ed europei.
Nel frattempo, le nostre città hanno progressivamente cambiato volto. Sono nati nuovi problemi.
Il nostro welfare, che è uno dei fattori chiave dello sviluppo che abbiamo in mente, è stato messo a dura prova. La vivibilità dei centri urbani, tra l’aumento dei veicoli in circolazione e il deterioramento di alcuni interi quartieri spesso nel cuore delle città, è inevitabilmente peggiorata. Si parlano moltissime lingue in più, oggi, in Emilia-Romagna. Con pazienza e pragmaticità – come al solito –, si stavano trovando soluzioni innovative e concrete alle nuove questioni.
Poi, violenta, è arrivata la crisi.
Una crisi che – lo scrivono in molti – riconsegnerà al suo termine un mondo radicalmente cambiato.
Crediamo che proprio l’Emilia-Romagna di quel “nuovo mondo” dovrebbe essere protagonista assoluta.
Di un sistema dove la finanza e l’economia reale non si incontrano solo ai convegni. Un sistema dove l’ambiente diventa un motivo per produrre, innovare e cambiare senza consumare il patrimonio delle risorse finite di aria, acqua e suolo. Dove non ci siano ultimi e primi, ma si sia consapevoli di essere tutti sulla stessa barca, autori e vittime dello stesso mercato. Insomma, l’american dream di Obama non è molto diverso da un più modesto emilian dream: che abbiamo già da tempo.
Per questo il rinnovato Centro Studi Emilia Romagna ha pensato di darsi uno strumento di comunicazione diretta con chi riteniamo potrebbe essere interessato e disponibile al confronto. Potete cancellarvi, ricevere, inoltrare a chi volete ma anche arricchire con le vostre idee questa newsletter.
Promosso da un gruppo di amici – quasi tutti giovani, allora - il CESTER è un centro studi nato nell’ottobre 2003. Quattro anni prima della nascita del PD - al quale molti dei fondatori hanno aderito – e quattro anni prima delle primarie del PD dove molti di noi si sono trovati a sostenere la candidatura di Enrico Letta. Affinità elettive. Ma non totalizzanti: alcuni di noi, infatti, hanno fatto altre scelte, sia sul PD che sulle candidature.
CESTER, quindi, è e vuole essere uno strumento aperto e fuori dagli schemi. Un’associazione fatta di persone che a vario titolo – e con varie competenze e storie – possono dare e dire qualcosa alla nostra regione. Un luogo libero e aperto, punto di congiunzione tra il pensare e l’agire, con i piedi ben piantati per terra.
Marco Barbieri
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